Fotoamatori? L’ira del cosplayer!

Oggi ho avuto modo di scambiare un paio di idee con una persona su faccialibro. Questa gradita occasione mi ha dato lo spunto di parlare di un argomento che vorrei esporre con l’unico scopo di sapere cosa ne pensate.

Molti di Voi, miei cari lettori, forse non avranno molta dimestichezza con l’argomento. Sappiate però che esiste una piccola nicchia nel mondo della fotografia che è sempre più in crescita. Ebbene si! E’ la fotografia ritrattistica o di reportage in occasione di fiere ed eventi che ospitano i cosplayer.

Per chi di Voi non lo sapesse, un cosplayer è una persona che, appassionata generalmente di cartoni animati, fumetti ed affini li emula travestendosi da questi ultimi e preferibilmente preparando personalmente il costume. Qualora lo pensaste, è un errore credere che si tratti di una massa di ragazzini in costume.

Questo mondo a me piace molto ed infatti faccio parte di un’associazione specializzata nella fotografia dei cosplayer. Ho visto lavori veramente magnifici sia sotto un punto di vista fotografico, di post produzione ma anche dal lato dei cosplayer.

In certi casi si tratta appunto di professionisti, veri e propri sarti, artigiani specializzati nella costruzione di armature di resina, truccatori ed artisti negli effetti speciali. Insomma, una vera pacchia per chi come me è veramente appassionato a questo mondo.

Come in ogni contesto, anche in questo, ovviamente ci sono diversi punti di vista e ne ho appena appreso uno che volevo condividere con voi. La disquisizione nasce da una frase che ha scritto sul proprio profilo uno di questi cosplayer (veramente in gamba) che seguo.

Lei ha chiesto in pratica se desse fastidio a qualcuno dei fotografi che hanno scattato insieme a lei, se ella apportasse delle modifiche successive in post produzione a qualcuna di queste fotografie.

Qualche fotografo ha risposto che va bene, altri hanno risposto che non va bene, altri hanno risposto che va bene se chiede prima il permesso, altri ancora hanno risposto che gli avrebbe fatto un favore. Ma la risposta che ho trovato più interessante è stata quella di un altro cosplayer; questa suonava più o meno così: “Io modifico la foto come voglio e quando voglio perché nella foto ci sono io”.

Alla mia richiesta di chiarimenti, mi ha spiegato molto gentilmente che secondo il suo punto di vista (che come sempre avviene rispetto), questi eventi sono pieni di fotoamatori e di pochissimi fotografi professionisti e quindi secondo il suo ragionamento, se ho capito bene, tutte queste limitazioni relative alla modifica da parte di terzi della fotografia, non hanno senso.

Perché questa risposta mi ha colpito? Perché dal suo punto di vista ha ragione ed hanno ragione anche i fotografi che hanno risposto di no. Cercherò di seguito di spiegarmi meglio.

La legge dice che il fotografo, in un evento pubblico, può scattare le fotografie a chi vuole. Senza perderci su discorsi sull’età e su eventuali implicazioni morali dico subito che è ovvio che si scatta a persone grandi e che partecipano a questi eventi per mostrare il loro lavoro e la loro interpretazione. Inoltre le foto scattate, a meno che non ci siano accordi diversi, sono di proprietà del fotografo che ne detiene tutti i diritti.

La legge dice anche che però un ritratto di una persona “non famosa” non può essere pubblicato senza il consenso di quest’ultima. E questo ci pone di fronte ad un empasse perché fino a quando la persona è d’accordo a farsi fotografare ed a far pubblicare i propri ritratti non succede niente.

Ma cosa succede se una delle due parti poi dovesse litigare?

Il discorso sembra semplice, io stesso per esempio chiedo sempre la liberatoria a tutti e prima ancora il permesso. Poi consegno le fotografie ai soggetti che li modificano come vogliono perché non piace perdere tempo in post produzione due o tre ore a fotografia. Alla fine sono solo un fotoamatore.

Quindi ricapitolando, il cosplayer potrebbe trovarsi in difficoltà perché modificare un’immagine senza il consenso del fotografo è di fatto illegale. Ed un fotografo potrebbe trovarsi in difficoltà perché pubblicare le fotografie che ritraggono una persona senza il suo consenso è ugualmente illegale.

Se da un lato il cosplayer non vorrebbe avere nessuna limitazione perché è lui il soggetto ripreso, dall’altro anche il fotografo dopo aver fatto tanta strada e lavoro vorrebbe avere un minimo di libertà. Come si fa? Ci si mette semplicemente d’accordo? Sicuro che sia sufficiente?

Invece no.

Perché dovete sapere che la liberatoria deve contenere i dati delle persone e molte di queste semplicemente potrebbero non volerveli dare per una questione di privacy. Sotto questo aspetto, potrebbero avere ragione. Poi ci sono altri soggetti, come sovente capita a me, che dicono che te la fanno e poi non ti fanno niente. Alcuni di questi lo fanno per poter avere il potere di scegliere quali foto pubblicare.

Poi ci sono invece i soggetti che addirittura non ti dicono niente e si vendono le tue foto su siti ad accesso privato.

Se rapporto la cosa a me, non è che mi interessi molto, anche perché quando vedo una mia foto sulla locandina di un evento, anche se presa e messa li senza avermi detto niente, mi sento semplicemente lusingato. Capisco però il punto di vista di alcuni fotografi, specie se professionisti, i quali vedono stravolte le proprie fotografie. Anche a me per esempio è capitato di fare figuracce perché ho ritrovato le mie foto, ancora peggio di come le avevo scattate, a causa di filtri applicati con il cellulare.

Infatti i gusti personali cambiano e non sempre il soggetto comprende a pieno quelli che sono gli standard fotografici, cromatici, il messaggio che il fotografo voleva dare in quel momento, ecc… Inoltre molti soggetti, per eliminare la firma del fotografo, tagliano troppo l’immagine dando l’impressione che quest’ultimo non sappia le regole alla base della ritrattistica.

Questo fatto purtroppo mi ha allontanato parecchio da questo genere fotografico, ma comunque non ho smesso di andare lo stesso a queste fiere (senza la mia reflex).

Se ho esposto quindi in modo comprensibile la diatriba, Vi inviterei se ne avete voglia, a lasciare di seguito un commento con la Vostra opinione in merito. Un caloroso saluto a tutti e come si dice fra fotografi: Buona Luce a Tutti!

5 commenti su “Fotoamatori? L’ira del cosplayer!”

  1. Certo fotografare estemporaneamente e dover chiedere a tutti il permesso per pubblicare diventa difficile, proprio in alcune situazioni. noi abbiamo frequentao eventi cosplayer, fotografando e essere fotografati, pubblicato e nessuno ha mai reclamato. Certo la persona che fotografa dovrebbe mantenere la realtà dello scatto il più possibile.
    Vorrei mettere il Mi piace sui tuoi articoli, ma non mi è permesso…non so perchè.

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    • Ma nemmeno con me si lamentano ma sfruttano il mio seguire i regolamenti. Pensa che al Lucca Commics per esempio, c’è gente che finge di avere l’amante e si mette nel mezzo mentre la fotografi. Ho letto di un ragazzo al quale hanno chiesto 500 euro per evitare di fargli causa. Viviamo in un mondo dove la gente è instabile e non possiamo fidarci purtroppo. Quindi io preferisco far firmare la liberatoria. Se vogliono ci vado, altrimenti li fotograferà qualcun’altro. Non so perchè non ti fa mettere mi piace, forse hai messo troppi mi piace. Il sistema rileva quando si fanno troppe azioni consecutive e limita temporaneamente. Riprova più tardi 😉

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    • Ummm anche io amo il mondo dei cosplayer, a volte partecipo anche come animatrice, il più delle volte, purtroppo, mi capita che il fotografo di turno non mi dica che ha scattato mentre a me piacerebbe almeno potermi taggare, che diavolo!
      Per quel che riguarda le modifiche alle foto è una questione molto spinosa, io stessa a volte chiedo di poterle modificare, anzi ho usato per molto tempo come copertina della mia pagina facebook proprio una foto scattatami al Potter raduno e che l’autore mi ha permesso di modificare (ho tagliato le altre persone presenti in foto e aggiunto il nome della mia attività). Personalmente penso che dovrebbe valere la regola del buon senso e della buona educazione pur riconoscendo che sono entrambe merci rare, purtroppo.

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