Il terrore dei ritratti e l’oscura realtà dei ritrattisti



Ho deciso di scrivere questo post in seguito ad una mia personale riflessione. Volevo anche capire qual’è la vostra opinione in merito. Quindi se pensate che questo articolo lo meriti, sentitevi liberi di commentarlo.

In questo articolo, non voglio analizzare gli aspetti legali della faccenda e neppure gli aspetti della libertà sacrosanta di ognuno a poter scegliere se farsi fotografare o no.

Come ho scritto già in precedenza, io non sono un fotografo professionista e per tale motivo, come é giusto che sia, non mi sono mai fatto pagare per un servizio fotografico.

Sono però assai appassionato e mi piace studiare tutti gli aspetti della fotografia. Fra questi, un aspetto che viene spesso sottovalutato dalla massa é certamente quello storico.Mi piace studiare la storia della fotografia non solo attraverso quella che è la mera didattica convenzionale. Quest’ultima è sicuramente importante ma mi aggrada accostarla anche allo studio del lavoro dei grandi fotografi del passato.Quando io quindi analizzo il lavoro dei grandi fotografi del passato, non posso fare a meno di notare che c’è stata un’evoluzione nel modo di vedere la fotografia, anche dal lato dei soggetti ripresi.

Mi piace pensare alla fotografia come un momento in cui, da un lato il fotografo si concentra su ciò che c’è di bello, interessante ed importante, dall’alto il soggetto esprime un determinato modo di essere o agire. È proprio questo che, secondo il mio modesto pensiero, costituisce la magia del momento.

Fra la stragrande varietà di generi fotografici che compongono il mondo della fotografia, quelli che preferisco sono due: i ritratti ed i reportage. I primi possono essere visti sotto un aspetto micro-sociale, gli ultimi sicuramente possono esprimere un momento che trova espressione in uno studio macro-sociale.

Se per esempio io ritraggo una persona o una piazza, posso usare diverse tecniche per caricare i contenuti emotivi o la storia. Sono tuttavia i luoghi ed i soggetti a fornire l’anima all’espressione artistica. E quindi, essendo indubbiamente la fotografia un’espressione artistica, è plausibile supporre che vi debba essere per forza di cose una certa sinergia fra l’artista, il soggetto, l’oggetto o il luogo ripreso.

Ma quali sono i grandi fotografi del passato a cui mi riferisco?

Diciamo che, ad onor del vero, se un dilettante come me dovesse elencare tutti i fotografi da cui vorrebbe trarre insegnamento, non basterebbero le pagine di un libro.

Però attualmente mi sto concentrando su:

  • Henri Cartier-Bresson. Andava in giro con la macchina fotografica celata e scattava, la maggior parte delle volte, di nascosto. Viene considerato da molti il pioniere della fotografia giornalistica.
  • Sebastião Salgado. Che ha sicuramente contribuito con la sua arte alla promozione di discussioni su tematiche sociali quali per esempio i diritti dei lavoratori e degli esseri umani in generale.
  • Robert Doisneau. Che immortalava qualsiasi soggetto, di qualsiasi età che lo ispirasse, soprattutto nelle strade di parigi.
  • Steve McCurry. Un fotoreporter statunitense, qualcuno di voi si ricorderà del volto della ragazza afgana.
  • Diane Arbus. Anch’ella statunitense ed artista di grande spessore e tatto. Una delle sue foto più famose ritraeva un ragazzino impaziente.

Come ho detto prima, ce ne sono migliaia ma per il momento sto studiando questi. Non é però mia intenzione in questo articolo, tentare di analizzare i vari stili. Non che la cosa non mi intrighi ma attualmente non mi sento all’altezza di farlo.

Con l’avvento dei social network, si è fatta strada nella mia mente l’ipotesi, che le fotografie non siano più viste come un’opera d’arte. Vi è una certa abbondanza di fotografie nate con l’unico scopo di attrarre pubblico e like. Molte di queste appaiono narcisistiche ed egocentriche.

Quindi credo che sia plausibile il mio pensiero: ormai, la fotografia non è più considerata al pari di un quadro dai più. E questo mi dispiace molto.

I tempi del resto sono cambiati, come ogni scienza ed arte, è sempre più difficile, scoprire nuove cose ed inventare nuove tecniche e stili.

La fotografia, come anche molte altre attività, con l’avvento del benessere e del digitale si è espansa a macchia d’olio. Questo status di cose, ha prodotto un enorme quantità di materiale fotografico ed ho avuto l’impressione che si sia inflazionato perdendo il proprio valore.

Si è assistito tristemente alla chiusura di molti negozi e le fotografie non vengono più stampate. Questo fenomeno, da molti potrebbe essere visto come un progresso anche da un punto di vista ambientale.

Chi mi conosce sa che io ho campato e campo grazie alla tecnologia. Non sono certo uno di quei bacchettoni che parla male delle novità solo perché non riesce ad adattarsi o gli fa fatica.

È bene comunque ricordare che nella vita, molte volte, quando si toglie da una parte qualcosa, necessariamente bisogna mettere qualcos’altro dall’altra. Per fare un esempio, se io elimino dalla circolazione tutte le auto a combustibile, dovrei domandarmi da dove proviene l’energia elettrica. Altri combustibili fossili? Energia nucleare?

Non voglio comunque sforare in altri discorsi. Basti pensare che la fotografia digitale ha tolto all’arte fotografica nella stessa misura di quanto ha dato.

Ora, come ho detto, io sono fotograficamente e metaforicamente un insetto rispetto ai grandi della fotografia. Immaginate però per un attimo cosa accadrebbe oggi se qualcuno celasse in un evento la macchina fotografica, si nascondesse e scattasse fotografie cosiddette “rubate” come faceva Henri Cartier-Bresson. Oppure se qualcuno vi fotografasse in un momento di difficoltà come faceva Sebastião Salgado. O anche se qualcuno vi fotografasse mentre date un bacio alla vostra dolce metà per le strade della città come faceva Robert Doisneau. Non parliamo poi di Steve McCurry e Diane Arbus. Lascio a Voi l’onere e l’onore di cercare quali sono stati i soggetti di maggior successo di questi ultimi due.

A questo punto, credo sia doveroso ribadire che non ho niente in contrario a chi non vuole la propria fotografia in giro. Io per esempio sono il primo a non mettere le poche foto che mi ritraggono su facebook. Quindi, rispettando ovviamente le libertà sacrosante di ognuno, non posso fare a meno di pensare quanto poco possa essere coerente riempire il proprio profilo di selfie per poi lamentarsi (e questo sarebbe il meno) se si viene ritratti mentre si mangia un panino ad esempio.

Questo è il mio personale pensiero/punto di vista, mi farebbe piacere se voi, cari lettori, vogliate lasciare anche il vostro in un commento in fondo a questo breve ed incompleto articolo.

Pace e prosperità a tutti.



9 commenti su “Il terrore dei ritratti e l’oscura realtà dei ritrattisti

  1. Profondo e vero il tuo pensiero… La fotografia come espressione artistica è morta..ti rispondo mentre viaggio da pendolare in treno quindi è giusto in pensiero il mio, ma hai toccato tanti “tasti” che ci vorrebbero ore per riflettere su ogni aspetto. Amo la fotografia, paesaggistica e naturalistica per lo più ma non sono una fotografa e so adoperare una macchina solo se in automatico ? Però una riflessione la espongo: i selfie servono a mascherare il proprio io, perché se fai uno scatto mentre non è in posa, il soggetto ha paura che gli scopri l’anima pertanto non vuol essere fotografato ?

    1. Innanzitutto ti ringrazio per aver dedicato un po del tuo tempo a questo post. Ti risponderò spero brevemente perchè non voglio abusare troppo del tuo tempo. Analizzando quelli che possono essere i motivi, vi è uno studio ormai conclamato secondo il quale le persone sono “dipendenti” emotivamente dai like su facebook o altri social. Poiché l’apparenza è ormai diventato un valore molto importante, come lo era anche nel passato da come si evince dalla letteratura dell’antica Grecia, è logico pensare che gli individui vogliano apparire al meglio per sembrare meglio di quanto non siano. Infatti non è raro scovare dei profili con foto migliorate e non poco. Contestualmente, c’è anche il fatto che sia i social network e sia l’informazione, “volenti o nolenti” ci tartassano di informazioni negative. Quindi, mi sembra plausibile ipotizzare che, con l’evolversi delle tecnologie, è sempre più facile acquisire informazioni di un dato evento anche se distante. L’incremento di queste informazioni da origine ad un collo di bottiglia nell’interesse delle persone, come la cartella di spam della posta elettronica. Quindi chi fa informazione, deve trovare dei sistemi sempre più sofisticati, titoli sempre più accattivanti, pretenzioni, presuntuosi o macabri per suscitare l’interesse del lettore. Mi sono convinto quindi che con la diffusione di queste tecnologie (importanti ed utili quanto inarrestabili) ed idem per l’informazione globale, dia l’impressione alla gente che il mondo sia peggiore di quanto non sia in realtà. Se è vero che bisogna stare attenti a tutto, ognuno di noi dovrebbe domandarsi perchè certe cose accadono. Quando ci ragiono un poco su, mi rendo conto che molte volte ci troviamo di fronte ad un cane che si morde la coda. Per riassumere, perchè è mattina e sono rimbecillito, se io sono una persona degli anni 20, non ho internet e leggo solo il giornale locale, ovviamente vedrò meno efferatezze di quante non le legga avendo a disposizione internet e tutti i quotidiani nazionali. Questa possibilità è una cosa preziosa che allarga la mente ma mi domando quanto possa essere vera l’ipotesi secondo la quale, le persone possano percepire un male maggiore di quanto in realtà non lo sia. Perchè leggendo la storia ci sono atti veramente efferati che per fortuna appunto ai giorni nostri sono solo storia e spero che non ritornino mai più. Questa ipotesi, rapportata al nostro articolo, potrebbe indurre le persone a perdere la fiducia nel prossimo e vedere il male anche li dove non c’è. La mia ipotesi non vuole essere però troppo buonista, è innegabile che comunque in giro c’è di tutto e bisogna stare attenti. Questo come ho detto… molto sinteticamente…

  2. Ottimo!!
    La fotografia secondo me è tutta una questione di anima, di punto di vista… esattamente come per le altre arti! il mezzo che si usa è l’ultima cosa… infatti a “parità” di soggetti, perché alcune foto mi suscitano qualcosa e altre no? è lì la bravura del fotografo 🙂
    Ne parlavo con Claudio Turri nei suoi commenti, anche lui è molto bravo, te lo linko perché ti piacerà! ^_^ https://claudioturri.blog/

  3. I grandi fotografi esistono ancora, e sono io che non li conosco, temo. Ma il mondo è cambiato e il sovraccarico di immagini impedisce forse di notarli bene. E’ triste che non si stampino più le foto, perchè questa dematerializzazione è legata a un nomadismo in parte imposto…

    1. Buongiorno ?, la penso proprio come te. Ed. È triste. Io quando posso cerco sempre di stampare le mie foto.

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